Conversazioni di Filosofia: 1 - Ontologia
Informacje:
Zasieg: 23095
Czas trwania: 19m 53s
Ocena: 144
- Wiedza bywa ciekawa, niżej więcej.
- https://youtu.be/WktqF3wXHVE
- Caro professore! Quindi l'essere è semplicemente la determinazione di se stesso , l'ontologia è determinazione, qualificazione? Mi scusi se ho capito male.
- Salve, professore. Innanzitutto complimenti per il suo lavoro entusiasta e fecondo. Volevo illustrarle alcuni punti per capire se abbia capito ed esporre alcune perplessità. E' possibile cogliere l'essere attraverso un atto intellettuale di tipo intuitivo, simile, per quanto immagino, ad un insight. Mi domando...l'essere non è proprio identificabile con questo mio stesso intuito in atto che si attiva proprio nel momento in cui l'ENTE ci è manifesto fenomenicamente ? "Ecco !" esclamerebbe sottovoce l'intuito sottendendo qualsiasi "EccoLO" ad alta voce ontico. Non crede che il nostro linguaggio sia inadeguato a rappresentare ciò ? L'articolo determinativo, nell'espressione "L'essere" risulta completamente inappropriato poichè avrebbe poco senso "determinare" tale intuizione. Non crede sia così ? Perdoni, qualora non fosse chiaro, il mio modo d'esprimermi. Grazie dell'attenzione, saluti.
- Grande davvero! Lei Carissimo Professore è davvero una persona straordinaria. Seguo i suoi video da tempo e non so quante volte li ho rivisti ed ogni volta è una scoperta nuova. Ha la capacità di muovere il Pensiero. Semplicemente un grazie infinito e le auguro ogni bene per la sua Salute. Gianrico
- Prof potrebbe fare una lezione su Locke?
- Devo dire che è uno dei pochi canali seri di filosofia.... carissimo desidero sapere se ha scritto qualche libro
- Grazie del suo bel canale con cui spero di apprendere almeno un minimo della filosofia nonostante la mia ignoranza. Comunque sia la mia ignoranza mi dice che non si puo' scoprire tutto in questo universo anche perche' piu' cose uno scopre e più domande invece che risposte trova, quindi secondo me in questo mondo c'e' un mistero che per fortuna nessuna potra' mai svelare, anche se si potranno svelare tante altre cose. Quindi secondo me non si potrà mai scoprire tutto di questo universo perche' per fortuna ci saranno sempre altre cose da scoprire ed e' meglio cosi' senno il mondo perderebbe il gusto.
- Ottimo.  Grazie. 
- Io ho trovato moltissimi libri su Bookmooch
Per ogni libro inserito ricevi 0,1 punti.
Per ogni libro che spedisci ti danno 1 punto (Spedire costa 1,28 ogni 2 Kg)
Se spedisci all'estero ti danno 3 punti (Costa sempre 1,28)
Con 1 punto puoi richiedere un libro a chiunque e ti viene spedito gratuitamente
- Gent.mo Professore,

vorrei riprendere il "tema", sperando voglia replicare, perché mi interessa moltissimo.
Spero di non abusare della Sua disponibilità.
Vorrei anche tentare una "mediazione" tra Lei (dichiaratamente aristotelico-tomista) e i discepoli di Severino (notoriamente siete avversari irriducuibili) tra i quali l'amico MrApeiron, essendo io - per quanto mi è possibile - critico sia nei riguardi della prospettiva tomista sia nei confronti della impostazione neoparmenidea, dichiarandomi piuttosto su una linea platonico-idealistica trascendentalistica: ecco, vorrei invitarvi a dialogare, seppur duramente, ma senza chiusure preventive...e poi, naturalmente, "scagliarvi" anche contro di me :-)

Tornando serio, Le propongo in estrema sintesi alcune contro-obiezioni al Suo ultimo messaggio, che mi ha davvero interessato:

1) 
Quando Lei richiama il principio tomista "idem est cognoscens in actum et cognitum in actu" per affermare la non-alterità tra essere e pensare, in realtà, a me sembra, se tale identificazione permane a livello del cognoscere (gnoseologico, anzi gnoseologistico, contra mentem) la conseguenza è duplice:
- l'alterità permane irriducibilmente, altrimenti non vi sarebbe nemmeno cognoscere, nel caso in cui il cognoscens ed il cognitum precipitassero in unum.
- ciò che conosco io ente-conoscente è un ente-conosciuto, non l'essere.
Lei, sicuramente, mi richiamerà sulla locuzione che sembro trascurare, ossia lo "IN ACTU".
Giusto, ma allora si dovrà dire che l'atto toglie la struttura del conoscere, che è attività e non atto! e, pertanto, non si tratterà di "conoscenza"!
Non ci può cioè essere "conoscenza" dell'esse come actus.
Detto altrimenti: 
l'unico modo per "non discernere" (come Lei giustamente richiama) tra Essere e Pensiero che conosce l'essere, l'unico modo è per l'appunto negare (= ridurre a contraddizione) la pretesa di conoscere l'Essere, di farne un cognitum, anche nella forma dello idem in cui consistono in atto il cognoscens ed il cognitum!
E Cartesio, meditato a fondo anche oltre la sua espressione storica, questo ci impone di concludere: che Cogitare E' Essere, o viceversa che Essere NON E' disgiugibile dal Pensare,  perché ogni distinzione (non solo separazione) tra pensare ed essere si rivela contraddittoria.
Ma, si dovrà anche aggiungere che il Cogitare stesso è impensabile, non può esser oggetto (contenuto) di conoscenza, esattamente come l'Essere.


2) 
La conoscenza degli Enti da cui si partirebbe, secondo il procedimento aristotelico-tomista, come possono esser "concepiti" se manco della nozione di Essere?
Cos'è l'Ente "prima" (logicamente) dell'essere se non un nulla?
E come può un nulla (per quanto inteso come essentia) ricevere l'essere (existentia), se appunto è un nulla e sarà, quindi, anche nullo il suo recepimento dell'esser che gli viene attribuito-donato?


3) 
L'affermazione intuitiva dell'essere in quanto essere "si sa" intuizione oppure no?
Perché, se "sa di essere" intuizione, allora è già da sempre riflessione!
Ma allora l'intuizione non precede la riflessione...che è come dire che non vi è "inizio" del pensare, ma che il pensiero è cooriginario all'essere, necessariamente.
Ma cosa "vede" la riflessione?
Vede semplicemente che il suo veduto (essere) è fondativo del suo stesso vedere (riflessione), sicché l'essere non è - a rigore - né il soggetto che vede né l'oggetto veduto, MA l'atto stesso del riflettersi dell'uno nell'altro (ossia la impossibilità di esser-altro l'uno dall'altro di pensiero ed essere, di vedere "e" veduto: l'autentico essere non entificabile sta tutto in quello "e", che più che congiungere-distinguendo i termini di soggetto e oggetto, rende piuttosto impossibile ogni loro distinzione: distinzione che è, dialetticamente, nella misura in cui si toglie, sapendosi appunto IMPOSSIBILE)

Lo stesso Severino permane, peraltro, in una prospettiva tomista, a mio avviso - sebbene totalmente ribaltata - sia per l'impostazione di immediatezza logico-fenomenologica, sia perché la sua sintesi tra determinazioni ed essere (tra "id quod" ed il suo "esse", nello "id quod est") presuppone una distinzione analitica degli elementi poi sintetizzati, ossia distinzione di esser DA ente e, mentre Tommaso àncora totalmente l'ente all'essere, Severino opera l'esatto contrario ed àncora l'essere all'ente, ad ogni ente.
Ma la sintesi poggia, appunto, su di un'analisi impossibile! (e questa alterità ente/essere opera anche in Heidegger, tanto nel primo quanto nel secondo Heidegger, dove a negarsi è piuttosto l'esser-Evento che l'ente... ma l'ente che consistenza ontologica può rivendicare "di contro" all'essere??).
Se l'ente, come Lei converrà (diversamente da Severino) è essere ma non è l'essere, dovremo concludere che l'ente essendo non può essere null'altro che Essere (infinito, indeterminabile), quindi non potrà "restare" Ente (determinato, finito)...ossia, hegelianamente, dovrà "finire" (morire) in quanto "finito", infinitizzandosi puramente e necessariamente.



4) 
Ultima fugace annotazione sulle piastrella Pa e Pb:
l'actus essendi mi rende possibile la distinzione tra Pa e Pb?
Temo di no...
Perché quanto alla esistenza Pa e Pb sono idem, ma quanto all'essenza non sono idem.
E o affermo una contraddizione (Pa è e non-è Pb) oppure distinguo i rispetti, ma su quale base posso distinguere i rispetti (rispetto di esistenza o esse, rispetto di essenza), se uno dei rispetti (l'esse) è fondativo dell'altro?
Ma o l'essenza esiste già come essenza, oppure non esisterà mai (se è un nulla di esistenza)...sicché verrà meno anche la possibilità di discernere l'essenza di Pa dall'essenza di Pb.
Ma, ad abundantiam, se l'esistenza NON è a sua volta qualcosa di distinguibile dall'essenza (perché distinguendosi essenzialmente dall'essenza, sarebbe un'essenza mentre non lo è!) , allora come in-distinta dall'essenza, non potrà essere né distinta né conseguentemente sintetizzata all'essenza!

Grazie sin d'ora, molto cordialmente.
Marco

P.S.
Potrei inviarLe un articolo in PDF (non mio, ma di un Maestro di metafisica) che vorrei sottoporre alla Sua attenzione, invitandoLa - se vorrà - ad esprimere osservazioni, commenti, critiche in merito?
Mi faccia sapere, eventualmente, come.
Grazie ancora.
- Caro Professore, coe mi ha detto ho seguito il suo video. Mi aveva anticipato che in questo video avrebbe distrutto il principio di causalità. Forse la distruzione avrebbe potuto essere più perentoria, visto che - per distruggere la causalità -, lei concatena una serie di ragionamenti in modo causale. Non lo facesse, nemmeno potrebbe dire di averla distrutta, la causalità. Cordiali saluti.
- salve prof. a quando un intervento su Husserl?
- LA VERA FILOSOFIA..... VI STUPIRA'
- ahhhhhhhh, che gran sega, come godo!
- Per chi fosse interessato o amante di filosofia ma anche letteratura, poesia e arte stiamo aprendo questa pagina: 
https://www.facebook.com/Filosofando.OfficialPage
- Mi permette un paio di osservazioni, Professore?

Lei, nei commenti sotto, scrive: <<Ma l'affermazione dell'essere precede LOGICAMENTE anche l'affermazione del tuo io, benché questa sia CRONOLOGICAMENTE a posteriori>>
Ma la distinzione tra "io" ed "essere" (senza di cui non potrebbe istituire neppure la precedenza logica e la posteriorità cronologica), che in quanto distinzione "è" essa stessa, non sarebbe possibile (pensabile) se non per il pensiero che nell'io, o meglio mediante l'io, la pensa.
Dunque, tale distinzione (che evidentemnte "è" ed "è pensata", dunque in essa essere e pensiero sono in-distinti) tale distinzione è-pensata perché è, oppure è perché è-pensata?
Se non fosse, non potrei pensarla... ma se non potessi pensarla, sarebbe senza essere pensabile (ovvero contraddittoriamnete pensata e impensata).
Sicché, mi pare, qualsiasi disgiunzione Essere-Pensiero, tra Essere e Io (trascendentale, non empirico) "risulta" impossibile.

Infine, riallacciandomi al suo esempio delle piastrelle e alla introduzione delle categorie metafisice di Sostanza e Accidente per ovviare all'aporia (per la quale le piasetrelle sarebbero, insieme, identicamente piastrelle e diversamente piastrelle)..
Il dubbio è: ma la "relazione", o l'"aderire" dell'accidente alla sostanza è accidentale o sostanziale?
Nel primo caso, l'accidente può venir meno, non "essendo" necessariamente, in modo tale che le piastrelle resterebbero indistinguibili ovvero indiscernibili quanto alla loro essenza necessaria (i.e. la loro sostanzailità).
Nel secondo caso, un accidente legato necessariamente alla sostanza, è sostanziale esso stesso, dunque non è a rigore per nulla accidentale e, in tal caso, le due piastrelle sarebbero assolutamente altre l'una dall'altra....di nuovo, sebbene per ragione opposta, indistinguibili (mancando qualsiasi tratto in comune).

Mi sembra che anche in Severino viga questa problematica, per cui ciascun "ente", tutto "ciò-che-è"  è INSIEME esser-sé E esser-altro dal proprio altro, affermazione e negazione.

La ringrazio sin d'ora se vorrà rispondermi.
Cordialità, Marco

P.S.
Quando si parla di "intuizione", resta implicito un grosso problema:
l'intuizione intellettuale per esser tale deve "sapersi" intuizione, dunque deve essere "riflessione"... sichhé, a rigore, non è mai intuizione ma sempre mediazione, sempre dia-noia e mai esclusivamente noesis.
Detto in altri termini, la "conoscenza" dell'essere non può prescindere dall'autocoscienza del conoscente, l'essere non è mai fuori dal pensiero autocosciente.
- Per chi fosse interessato o amante di filosofia ma anche letteratura, poesia e arte stiamo aprendo questa pagina: 
https://www.facebook.com/Filosofando.OfficialPage
- Lei vuole far intendere che d'io esiste perché è l'essere o che dio esiste perchè è un essere?
O che d'io e dio è essere?
- quindi possiamo dire: implicito esplicito.
l'uomo descrive la sua vita in senso olografico ma già contenuta nel Sé.
- Ci giravo intorno da parecchio, ma poi ho (ri)trovato quel filo rosso interrotto
da tempo,che mi inpediva di leggere qualsiasi cosa bollandola come
inautentica.
Severino lo conosco, ma il mio Virgilio nel mare del divenire e' stato
Michelstaedter. La fisica quantistica ha fatto il resto.
Sono stato un pelo arrogante sul teorema della causalita', non me ne voglia
ma sono come quei cristiani alle crociate, il mio e' un monismo ateo
Zobacz też i oceń: